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Localis
Il Palazzo Ducale di Martina Franca

Masserie di Puglia · Strada Monti del Duca, Martina Franca

Masseria Iazzo Scagno

Il bosco, la stalla, lo iazzo

Foto: Martina Franca, il territorio. Non è la masseria.

Ascolta · 3 min · gratis

Scritto da Localis su fonti pubbliche, letto da una voce sintetica (Corrado). Non è una pagina della masseria.

Il testo

Sei sulle Murge, nelle campagne di Martina Franca, in una masseria che porta nel nome una parola antica: iazzo.

Uno iazzo era un recinto di pietra per le pecore. Stava lungo i tratturi, le strade d’erba della transumanza: d’inverno le greggi scendevano sui pascoli pugliesi, e lì trovavano riparo. Lo iazzo si costruiva in pendenza, perché l’acqua scolasse via da sola, e rivolto a sud, al riparo dai venti del nord. Le pietre non arrivavano da lontano: si toglievano dal terreno per liberare il pascolo, e con quelle si alzava il muro.

Intorno a te ci sono cento ettari di bosco e di prato. Gli alberi sono lecci e fragni secolari. Il fragno è una quercia che in Italia cresce soltanto qui, sulle Murge, e in Basilicata. Ha un’abitudine tutta sua: in autunno le foglie seccano, ma non cadono. Restano sui rami fino a primavera, quando arrivano quelle nuove. Sotto gli alberi c’è la macchia: lentisco, fillirea, corbezzolo. E in primavera, nei prati, spuntano tante specie di orchidee selvatiche.

Tra gli alberi vivono gli animali di queste terre. Le vacche podoliche, grigie, con le corna a mezzaluna, lasciate allo stato brado. E gli asini di Martina Franca: la razza di asino più grande d’Italia, nata proprio tra questi paesi.

Adesso guardati intorno con questa cosa in testa.

Le camere a pianterreno sono state ricavate nella vecchia stalla. Dove dormi tu, una volta riposavano gli animali.

Il corpo principale della masseria è chiuso da un muro a secco rialzato, che abbraccia un bosco di lecci secolari. Guarda come stanno le pietre: niente malta, solo il peso e l’incastro.

Accanto c’è ancora l’aia, lo spiazzo di pietra dove d’estate si batteva il grano. Oggi è uno dei posti dove sedersi la sera.

Se fai una passeggiata nel parco, cerca gli abbeveratoi scavati nella pietra. E cerca la cisterna: è attribuita al Seicento, e l’acqua si tirava su con una carrucola e una manovella. Il meccanismo è stato restaurato.

E se è autunno, alza gli occhi su un fragno. Quelle foglie secche che non cadono non sono il segno di un albero malato. Stanno solo aspettando la primavera.

Qualcuno, la prima volta che è arrivato qui, ha pensato che fosse un sogno. Poi ha cominciato a rimetterlo in piedi, pietra dopo pietra.

Le fonti

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