C’è un gesto che racconta come è cambiato il viaggio: arrivare in una piazza, alzare il telefono, fare la foto, ripartire. Per anni è stato il modo normale di “vedere” un posto. Oggi, sempre più persone si fermano un attimo in più — e si chiedono cosa stanno guardando davvero.
Non è una moda di nicchia. È un cambiamento che le ricerche di settore registrano da un paio d’anni. Vale la pena parlarne non per annunciare che “il turismo veloce è morto” — non lo è — ma per capire cosa cercano oggi i viaggiatori, e perché.
Cosa dicono i numeri
La direzione è la stessa in survey indipendenti tra loro.
Nella ricerca 2025 di Booking.com — 32.000 persone in 34 paesi — il 77% dichiara di cercare “esperienze autentiche, rappresentative della cultura locale”, e il 73% vuole che i soldi spesi tornino alla comunità del posto. Non “vedere di più”: capire, e lasciare qualcosa.
Il report 2025 di American Express Travel trova che l’83% dei viaggiatori Millennial e Gen Z preferisce “esperienze uniche e autentiche” alle attrazioni più gettonate. Expedia, su 25.000 persone in 19 paesi, registra che il 63% è pronto a scegliere una detour destination — una meta minore accanto a un hub famoso — proprio per sfuggire alla calca e cercare qualcosa di più vero.
E c’è il dato che lega tutto: secondo Euromonitor, il 48,3% dei consumatori globali (su oltre 40.000 intervistati) preferisce spendere in esperienze più che in oggetti. Si viaggia magari meno spesso, ma per portarsi a casa qualcosa che in valigia non ci sta.
Perché sta succedendo
Il rovescio della medaglia è sotto gli occhi di tutti. Dal 25 aprile 2024 Venezia è diventata la prima città al mondo a far pagare un biglietto d’ingresso ai visitatori giornalieri. Nell’estate 2024, in Spagna, decine di migliaia di persone sono scese in piazza contro l’overtourism; Barcellona ha annunciato che entro il 2028 eliminerà tutte le 10.101 licenze di affitto turistico breve.
Sono reazioni a un turismo che consuma i luoghi senza capirli. E quando un modo di viaggiare comincia a logorare i posti che dice di amare, le persone — non tutte, ma sempre di più — cercano un altro modo.
Capire, non attraversare
Qui sta il punto, e non è “andare piano”.
Un crocierista che ha quattro ore a Bari non può andare piano. Ma può scegliere: attraversare la città vecchia come uno sfondo per le foto, o capire perché quei vicoli sono fatti così, perché la gente mette i tavolini in strada, perché c’è un santo arrivato da lontano che la città sente suo. La differenza non è il tempo. È l’attenzione.
Il turista veloce arriva, fotografa, riparte — e a casa gli resta un rullino. Chi invece vuole capire legge, ascolta, chiede, e torna a casa con qualcosa in più: il senso del posto, e delle persone che ci vivono.
Capire un luogo, non attraversarlo.
E Localis in tutto questo?
Localis nasce esattamente da qui, qualche anno prima che questi numeri diventassero titoli di giornale: racconti del posto, scritti e documentati da chi in Puglia ci vive, per capire dove sei invece di limitarti ad attraversarlo. Non un elenco di tappe: una storia, con un perché.
Non lo scriviamo per venderti una guida. Lo scriviamo perché il cambiamento che misurano Booking, Expedia ed Euromonitor è lo stesso che ci ha fatti partire: la gente non vuole solo vedere la Puglia. Vuole capirla.
Domande frequenti
Il turismo “mordi-e-fuggi” è finito?
No, e probabilmente non finirà. Ma accanto ad esso è cresciuta una domanda diversa: viaggiatori che vogliono capire i luoghi, non solo spuntarli da una lista. Le survey di settore (Booking.com, Expedia, American Express) lo registrano da un paio d’anni.
Localis è «slow travel»?
No. Lo «slow travel» è una moda, e riguarda il ritmo: andare piano, stare di più. Noi parliamo di un’altra cosa, che non passa di moda — capire un luogo invece di attraversarlo, e vale anche se hai solo due ore. Il punto non è la lentezza, è il senso.
Cosa cercano oggi i viaggiatori, in una frase?
Autenticità e connessione con il posto: esperienze legate alla cultura locale, spesa che resta alla comunità, e il desiderio di tornare a casa avendo capito qualcosa, non solo fotografato.
Come si “capisce” un luogo che si visita per poche ore?
Arrivando preparati e dando contesto a ciò che si ha davanti: la storia, il perché delle cose, le voci di chi ci vive. Un buon racconto del posto — letto prima, o ascoltato sul momento — cambia quello che vedi, anche in poco tempo.
Fonti e metodo
I dati citati rimandano alle fonti originali, linkate nel testo: Booking.com 2025, American Express Travel 2025, Expedia “Unpack ‘25”, Euromonitor (2025). Per le misure anti-overtourism: Venezia e le proteste in Spagna del 2024.
Per come scriviamo e verifichiamo i racconti Localis, vedi Il metodo Localis e la pagina Fonti.