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Matera · Guida pratica

Cosa vedere a Matera: i Sassi, le chiese rupestri e la storia della Città dei Sassi

Cosa vedere a Matera: i Sassi, le chiese rupestri, la Civita e il Palombaro Lungo. La guida per capire la Città dei Sassi, non solo fotografarla.

Pubblicato il

Ritratto di Domenico Loconsole

Scritto da Domenico Loconsole

Fondatore di Localis · ricerca storica e editing

I Sassi di Matera al tramonto, le case scavate nella roccia

Matera è una delle città più fotografate d’Italia, e questo è insieme la sua fortuna e il suo equivoco. Perché i Sassi non sono un panorama: sono un sistema in cui le persone hanno vissuto per millenni scavando la roccia, e fino a settant’anni fa quella vita era ancora durissima. Se arrivi solo per la foto al tramonto, ti perdi la storia che rende Matera uno dei posti più sorprendenti del Mediterraneo.

Questa guida è per vederla davvero.

Cosa vedere a Matera, nell’ordine giusto

1. Cosa sono i Sassi

I Sassi sono due rioni — Sasso Caveoso e Sasso Barisano — scavati nei fianchi di una gravina, il canyon scavato dal torrente. Non sono case “con” la grotta: sono case che sono grotta, ampliata e murata davanti nel corso dei secoli. Tra i due Sassi si alza la Civita, lo sperone di roccia su cui sta il cuore antico della città.

Vederli dall’alto, dai belvedere, dà l’insieme. Ma per capirli devi scendere dentro, nei vicoli che sono al tempo stesso strada e tetto della casa sottostante.


2. L’acqua: il sistema che ha fatto sopravvivere Matera

La cosa che nessuno fotografa è la più geniale. Una città scavata nella roccia, senza fiume, è sopravvissuta per millenni grazie a un sistema di raccolta dell’acqua straordinario: cisterne, canali, vasche scavate ovunque. La più grande è il Palombaro Lungo, un’enorme cisterna sotterranea sotto Piazza Vittorio Veneto, alta come un palazzo.

Matera prima di essere bella è stata intelligente: ogni goccia di pioggia era raccolta e conservata. È questo che ha reso possibile abitare la roccia.


3. La vita nei Sassi e la “vergogna d’Italia”

Fino agli anni Cinquanta nei Sassi si viveva in condizioni durissime: intere famiglie in un solo ambiente scavato, insieme agli animali, con tassi di mortalità infantile altissimi. Nel 1952 una legge dello Stato ordinò lo sfollamento dei Sassi: migliaia di persone furono trasferite in quartieri nuovi, e i rioni rimasero vuoti per decenni.

Fu chiamata la “vergogna nazionale”. Conoscere questa storia cambia tutto: i Sassi che oggi sono hotel e ristoranti sono le stesse case da cui, settant’anni fa, lo Stato evacuava la gente. La bellezza e la ferita sono lo stesso posto.


4. Le chiese rupestri

Sparse nei Sassi e lungo la gravina ci sono oltre cento chiese rupestri: luoghi di culto scavati nella roccia, alcuni con affreschi bizantini e medievali ancora visibili. Sono la traccia di una religiosità antica, fatta di monaci e comunità che scelsero la roccia come gli abitanti laici.

Non cercarle tutte: vedine due o tre con attenzione. Santa Maria de Idris e San Pietro Barisano sono tra le più note.


5. La Civita e il Duomo

In cima alla Civita sta il Duomo, la cattedrale romanico-pugliese del XIII secolo, che domina entrambi i Sassi. Da lassù si capisce la geografia della città: i due rioni che scendono ai lati, la gravina davanti, la Murgia oltre.

La Civita è anche il nucleo più antico, il punto da cui Matera è cominciata prima di espandersi nei Sassi.


6. La Murgia: il lato che nessuno calcola

Dall’altra parte della gravina si apre il Parco della Murgia Materana: altopiano roccioso, altre chiese rupestri, e il belvedere da cui si vede Matera intera, come la videro i registi che qui hanno ambientato decine di film. È la prospettiva che mostra perché i Sassi stanno proprio lì.

Ci si arriva a piedi (sentieri nella gravina) o in auto. Vale soprattutto all’alba o al tramonto.


Quanto tempo serve e quando andare

Un giorno: i due Sassi, il Palombaro, una chiesa rupestre, il Duomo. Si fa, camminando parecchio.

Due giorni: aggiungi la Murgia dall’altro lato, più chiese rupestri e il tempo per perderti nei vicoli senza fretta — che è il modo giusto di stare a Matera.

Quando: primavera e autunno sono i mesi ideali. D’estate la pietra trattiene il caldo e i vicoli senza ombra sono duri a mezzogiorno; d’inverno la luce sui Sassi è bellissima ma le giornate sono corte.


Cosa non mostrano le guide tradizionali

Le foto mostrano i Sassi. Non mostrano l’acqua sotto i tuoi piedi, la vita che qui è stata durissima, perché lo Stato ha sfollato un’intera città, come Matera è passata da “vergogna d’Italia” a Patrimonio UNESCO e Capitale Europea della Cultura.

La guida audio Matera — I Sassi è raccontata da chi nei Sassi è nato: non elenca i monumenti, ti fa capire come si viveva. Mezz’ora che cambia quello che vedi quando alzi di nuovo lo sguardo.


Domande frequenti su Matera

Quanti giorni servono per visitare Matera?

Per i Sassi, il Palombaro Lungo, una chiesa rupestre e il Duomo basta una giornata piena. Per aggiungere la Murgia e vedere Matera con calma, meglio due giorni.

I Sassi di Matera si visitano gratis?

Camminare nei Sassi è libero. Hanno un biglietto le case-grotta museo, le chiese rupestri principali e il Palombaro Lungo. Diversi siti si visitano con un unico ingresso combinato: verifica sul posto.

Come ci si muove nei Sassi?

Solo a piedi, e con tante scale e dislivelli. Servono scarpe comode. I Sassi non sono accessibili in auto e in buona parte nemmeno con passeggini o sedie a rotelle.

Qual è il punto panoramico migliore?

Per fotografare i Sassi dall’alto, i belvedere lungo la città. Per vedere Matera intera di fronte, il belvedere della Murgia, dall’altro lato della gravina.

Matera è in Puglia?

No: Matera è in Basilicata, ma è a un passo dal confine pugliese e si visita spesso insieme alla Puglia. Da Bari si raggiunge in circa un’ora.

Fonti e metodo

Questo articolo è scritto e revisionato da Localis. Le fonti del progetto sono raccolte nella pagina Fonti. Per il metodo editoriale completo vedi Il metodo Localis.

Ritratto di Domenico Loconsole

Autore

Domenico Loconsole

Fondatore di Localis · ricerca storica e editing

Fondatore di Localis. Cura ricerca storica, scrittura e responsabilità editoriale dei racconti Localis nel Sud, da Matera alla Puglia.

Nota editoriale: Scritto da Domenico Loconsole, con revisione editoriale Localis. Non contiene trascrizioni della guida audio. Leggi il metodo Localis.