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Ogni guida nasce da ricerca e fonti dichiarate. Dove utilizziamo memoria orale raccolta sul territorio, lo indichiamo; dove il racconto ricostruisce una scena o una voce narrativa, lo dichiariamo come tale.

Alberobello — Dentro i Trulli

Ultima revisione: 22 maggio 2026

Per questa guida abbiamo incrociato testi storici, archivi e verifiche sul posto per ridurre ogni semplificazione turistica.

Intro — la Murgia vista dal finestrino

Cosa dimostriamo in questo capitolo:

L'altopiano delle Murge è una formazione calcarea-dolomitica risalente al Cretaceo (circa 130 milioni di anni fa). Il territorio è caratterizzato da fenomeni carsici: doline, cavità sotterranee, gravine. La pietra calcarea è lo stesso materiale usato per costruire trulli e muretti a secco.

La Bassa Murgia, dove si trova Alberobello, è caratterizzata da uliveti, vigneti e mandorleti. Il paesaggio agrario con muretti a secco e macchie di bosco è tipico di tutta la Valle d'Itria.

L'arte dei muretti a secco è stata iscritta nella Lista del Patrimonio Culturale Immateriale UNESCO nel novembre 2018 (Comitato UNESCO riunito a Port Louis, Mauritius). L'iscrizione è transnazionale e comprende 8 paesi: Italia, Cipro, Croazia, Francia, Grecia, Slovenia, Spagna, Svizzera. Per l'Italia è il nono riconoscimento immateriale UNESCO.

I muretti a secco si costruiscono sovrapponendo pietre senza uso di malta né altri leganti. La tecnica è attestata in tutte le civiltà mediterranee, dai Greci ai Romani. Oltre alla funzione di delimitazione dei campi, svolgono un ruolo ecologico: prevenzione dell'erosione, controllo delle acque, miglioramento della biodiversità.

Cosa è un trullo, davvero

Cosa dimostriamo in questo capitolo:

I trulli sono costruzioni in pietra calcarea a secco (senza malta), con tetto a cono o piramide costruito con lastre di pietra a sbalzo. La tecnica costruttiva è documentata nella regione pugliese già dalla metà del XIV secolo. La pietra calcarea veniva estratta durante gli scavi per cisterne sotterranee e raccolta dai campi circostanti.

Il termine locale tradizionale per il trullo è 'casedda' (pl. 'casedde'). Il termine 'trullo' deriva probabilmente dal greco 'troulle' (cupola) o dal latino 'trullus'.

La fondazione del primo nucleo abitativo di Alberobello è attribuita al conte Andrea Matteo III Acquaviva d'Aragona (inizio XVI secolo), che consentì a circa 40 famiglie contadine provenienti da Noci di insediarsi e coltivare le sue terre. La zona era chiamata 'Silva Arboris Belli' (selva dell'albero della guerra), da cui deriva il nome Alberobello.

La costruzione senza malta è legata alla Prammatica De Baronibus, editto del Regno di Napoli che sottoponeva ogni nuovo insediamento stabile a tributo alla Corona. I Conti Acquaviva d'Aragona ordinarono ai coloni di costruire abitazioni smontabili (senza malta) per evitare che venissero classificate come insediamento permanente, il che avrebbe richiesto l'autorizzazione regia e il pagamento di tributi. Questa è la spiegazione storica tradizionalmente accettata, anche se la documentazione primaria diretta è scarsa.

La dominazione degli Acquaviva su Alberobello durò fino al 27 maggio 1797, quando il Re Ferdinando IV di Borbone proclamò Alberobello 'città regia', sottraendola al dominio feudale del Conte. Sette rappresentanti della comunità si erano recati a Taranto per ottenere la liberazione.

Rione Monti

Cosa dimostriamo in questo capitolo:

Il Rione Monti è il rione UNESCO di Alberobello, con oltre 1.000 trulli. È il più grande agglomerato di trulli al mondo. Insieme al Rione Aia Piccola (circa 400 trulli), costituisce il sito UNESCO iscritto nel 1996.

Il Rione Monti è stato dichiarato Monumento Nazionale nel 1910, prima ancora del riconoscimento UNESCO. Questo vincolo proibiva la costruzione di edifici moderni nel rione.

I simboli sui pinnacoli

Cosa dimostriamo in questo capitolo:

Sui tetti dei trulli sono dipinti a calce bianca simboli di origine varia: cristiana, magica, astrologica, personale. Sono stati catalogati più di 200 simboli diversi. Tra i cristiani: croce, candelabro a sette bracci, cuore di Maria, calice eucaristico. Tra i magici: simboli zodiacali (Toro, Gemelli, Pesci, ecc.). Tra i personali: iniziali del proprietario, strumenti del mestiere.

I pinnacoli hanno forme diverse: a sfera, tetraedrici, cruciformi, cuneiformi, stellati. Non esiste una documentazione storica che attribuisca con certezza un significato univoco a ciascuna forma. Le interpretazioni sono molteplici e spesso contrastanti tra loro.

Il Trullo Sovrano

Cosa dimostriamo in questo capitolo:

Il Trullo Sovrano è l'unico trullo ad avere un piano sopraelevato, raggiungibile dall'interno tramite scala in muratura. È anche tra i primi trulli costruiti con la malta. La cupola conica centrale è alta circa 14 metri. Il complesso è formato da 12 coni.

Il nucleo originario del Trullo Sovrano risale agli inizi del 1600. La parte principale fu costruita nella prima metà del 1700 per conto della famiglia del sacerdote Cataldo Perta (1744–1809). La facciata è databile al 1797. Il complesso era denominato 'Corte Papa Cataldo'.

La Chiesa di Sant'Antonio

Cosa dimostriamo in questo capitolo:

La Chiesa di Sant'Antonio ad Alberobello è l'unica chiesa al mondo costruita in forma di trullo. La prima pietra fu posta il 1° gennaio 1926; la chiesa fu inaugurata il 13 giugno 1927 (festa di Sant'Antonio da Padova). La costruzione richiese 14 mesi.

La chiesa fu voluta da don Antonio Lippolis per servire gli abitanti poveri del Rione Monti, che dovevano recarsi nella più distante Chiesa dei Santi Medici. La scelta dello stile a trullo fu imposta dal vincolo di Monumento Nazionale del 1910, che proibiva costruzioni in stile moderno nel rione. I maestri trullari erano tutti di Alberobello: Giuseppe Notarnicola, Michelangelo La Sorte, Tommaso Curri, Martino De Leonardis; capomastri Francesco e Cosimo Romano e Tommaso Marzano.

Il cono principale della chiesa è alto 21,50 metri. L'edificio è a croce greca con pilastri, archi a tutto sesto e quattro volte a 7,60 metri dal suolo.

Bari Vecchia — Dentro la Città

Ultima revisione: 18 maggio 2026

Per questa guida abbiamo incrociato testi storici, archivi e verifiche sul posto per ridurre ogni semplificazione turistica.

Castello Svevo

Cosa dimostriamo in questo capitolo:

Il nucleo del Castello Svevo di Bari è stato fatto ampliare da Federico II di Svevia nel 1233, su fondamenta normanno-bizantine preesistenti. Nel corso della sua storia ha avuto numerose dominazioni: normanna, sveva, angioina, aragonese, asburgica, fino al periodo italiano.

Nel 1156 Guglielmo I 'il Malo', re normanno, rade al suolo Bari per punire la ribellione cittadina, lasciando in piedi solo la Basilica di San Nicola. La città attuale è di ricostruzione successiva al 1156.

  • John Julius Norwich · The Kingdom in the Sun 1130-1194 · Longmans, 1970
  • Guglielmo I detto il Malo — voce DBI · Treccani — Dizionario Biografico degli Italiani

Isabella d'Aragona è duchessa di Bari tra il 1501 e il 1524, trasformando il castello in residenza ducale con bastioni e cintura difensiva. Sua figlia Bona Sforza, regina di Polonia dal 1518 (sposa di Sigismondo I Jagellone), prosegue i lavori.

  • Isabella d'Aragona, duchessa di Bari — voce DBI · Treccani
  • Bona Sforza, regina di Polonia — voce DBI · Treccani

Scavi all'interno del castello hanno rivelato strutture di età tardo-antica e paleocristiana, conservate al di sotto delle fondamenta normanno-sveve. Sono visitabili lungo il percorso interno.

Orecchiette · strada Arco Basso

Cosa dimostriamo in questo capitolo:

Le orecchiette baresi sono una pasta povera di semola di grano duro e acqua, senza uova. La preparazione manuale a domicilio o sul vicolo è documentata come tradizione viva del quartiere di Bari Vecchia, in particolare lungo strada Arco Basso.

  • Luigi Sada · La cucina della terra di Bari · Franco Muzzio editore, 1991
  • Franco Calò · La cucina barese, tra mare e tradizione · Adda Editore, Bari

Cape du Turche · l'emirato di Bari

Cosa dimostriamo in questo capitolo:

Bari fu sede di un emirato musulmano dall'847 all'871, l'unico nell'Italia continentale insieme a Taranto. La 'cape du turche' (testa del turco) scolpita su una facciata di Bari Vecchia è oggetto di leggende popolari nate dalla memoria di quella dominazione.

Cattedrale di San Sabino

Cosa dimostriamo in questo capitolo:

La Cattedrale di San Sabino, dedicata al patrono pre-nicolaiano di Bari, è uno dei più importanti esempi di romanico pugliese. Lavori avviati nella seconda metà del XII secolo; consacrazione nel 1292.

Sulla facciata, il grande rosone è allineato in modo tale che, al tramonto del solstizio d'estate (21 giugno), la sua proiezione luminosa si sovrappone a un rosone musivo nascosto nel pavimento della navata centrale. Il fenomeno è stato riscoperto durante i restauri della cattedrale all'inizio degli anni 2000.

  • Cattedrale di San Sabino — fenomeno del solstizio · Arcidiocesi di Bari-Bitonto
  • Repubblica Bari — 'Il solstizio nel rosone della Cattedrale'

Sotto la cattedrale si visita il Succorpo, dove sono conservati i resti del duomo paleocristiano-bizantino, mosaici pavimentali originali e tracce di una strada di età romana.

  • Succorpo della Cattedrale di San Sabino — scheda · Arcidiocesi di Bari-Bitonto

Bari Sotterranea · Palazzo Simi e Santa Scolastica

Cosa dimostriamo in questo capitolo:

Il sottosuolo di Bari Vecchia conserva stratificazioni archeologiche dalla preistoria al Medioevo. Sotto il Castello sono visibili strutture bizantine; al Palazzo Simi resti di edifici tardo-antichi e bizantini; il Museo Archeologico di Santa Scolastica conserva e mostra circa 2.500 anni di stratificazione cittadina.

  • Palazzo Simi — Centro operativo per l'archeologia · Soprintendenza ABAP Bari/BAT
  • Museo Archeologico di Santa Scolastica · Comune di Bari

Fortino di Sant'Antonio · mura medievali

Cosa dimostriamo in questo capitolo:

Il primo fortino, costruito nel 1071 durante l'assedio normanno di Bari guidato da Roberto il Guiscardo, controllava l'accesso al porto. Fu abbattuto nel XV secolo per decisione dei baresi e ricostruito nel Cinquecento sotto Isabella d'Aragona. Le mura medievali ancora visitabili includono il tratto fino al Museo di Santa Scolastica.

  • John Julius Norwich · The Normans in the South 1016-1130 · Longmans, 1967
  • Fortino di Sant'Antonio Abate — scheda · Comune di Bari

Piazza Mercantile · Palazzo del Sedile e Colonna Infame

Cosa dimostriamo in questo capitolo:

Piazza Mercantile è documentata come centro economico e politico di Bari dal Quattrocento. Il Palazzo del Sedile, sede del governo cittadino, è attestato già dal 1466; un incendio del 1601 ne richiese la ricostruzione l'anno seguente.

  • Archivio Storico del Comune di Bari — fondi sul Palazzo del Sedile
  • Bari. Guida storico-artistica · Adda Editore

Sul lato della piazza si trova la cosiddetta Colonna Infame, un pilori (gogna) sormontato da un leone romano del I secolo d.C. con incisione 'custos iusticiae' (guardiano della giustizia). In origine il monumento si trovava al porto vecchio.

  • Soprintendenza ABAP Bari/BAT — Colonna Infame, schedatura monumentale

Piazza del Ferrarese · Via Appia-Traiana

Cosa dimostriamo in questo capitolo:

Il nome della piazza deriva da Stefano Fabri, mercante ferrarese che si trasferì a Bari nel XVII secolo lasciando segno anche nella loggia del Palazzo del Sedile. Nel 1612 vi fu costruita la Porta Nuova (detta anche porta di Mare o di Lecce), demolita nel 1817.

  • Archivio Storico del Comune di Bari — XVII secolo
  • Bari. Guida storico-artistica · Adda Editore

Durante restauri della piazza è venuto alla luce, sotto il piano stradale moderno, un tratto della Via Appia-Traiana di età romana (II secolo d.C.), con tracce dei solchi delle ruote dei carri ancora leggibili nella pietra. Lo scavo è oggi visitabile a vista nel centro della piazza.

  • Scavo archeologico Piazza del Ferrarese — Via Appia-Traiana · Soprintendenza ABAP Bari/BAT

I Tre Teatri — Fuoco, Musica e Borghesia

Ultima revisione: 18 maggio 2026

Per questa guida abbiamo incrociato testi storici, archivi e verifiche sul posto per ridurre ogni semplificazione turistica.

Murat · il quartiere nuovo

Cosa dimostriamo in questo capitolo:

Il quartiere Murat (Borgo Murattiano) di Bari fu fondato per decreto reale di Gioacchino Murat, allora re di Napoli, nel 1813. Il progetto urbanistico a griglia regolare è dell'architetto Mariano Tafuri; i lavori iniziano nel 1815. Il quartiere costituisce il nucleo della Bari moderna a sud della città vecchia.

Teatro Piccinni · 1854

Cosa dimostriamo in questo capitolo:

Il Teatro Piccinni di Bari, intitolato al compositore barese Niccolò Piccinni (1728-1800), fu inaugurato nel 1854 dopo lavori durati circa 14 anni. Cosituisce il primo teatro lirico stabile della città.

Niccolò Piccinni nasce a Bari nel 1728. Si forma al Conservatorio di Sant'Onofrio a Capua a Napoli. Compositore di circa 100 opere (numero variabile secondo le fonti). Nel 1776 viene chiamato a Parigi da Maria Antonietta e diventa protagonista della 'querelle' musicale piccinnisti contro gluckisti, contrapposto a Christoph Willibald Gluck.

Teatro Petruzzelli · 1903

Cosa dimostriamo in questo capitolo:

Il Teatro Petruzzelli, terzo politeama d'Italia per capienza (circa 2.200 posti), fu costruito a spese della famiglia Petruzzelli — armatori baresi — su terreno concesso dal Comune. Architetto: Angelo Messeni Cicciomessere. I lavori durarono dal 1898 al 1903.

L'inaugurazione ufficiale è del 14 febbraio 1903, con la rappresentazione di 'Les Huguenots' (Gli Ugonotti) di Giacomo Meyerbeer.

Teatro Margherita · 1914

Cosa dimostriamo in questo capitolo:

Il Teatro Margherita venne costruito tra il 1912 e il 1914 dall'imprenditore Antonio Trizio su palafitte nel porto, in stile Liberty. La scelta della collocazione marittima nasce per aggirare la clausola di esclusiva detenuta dai Petruzzelli sui teatri costruiti sul suolo cittadino di Bari.

Dopo decenni di abbandono, il Margherita viene restaurato e riaperto al pubblico nei primi anni Venti del XXI secolo come polo espositivo per l'arte contemporanea.

  • Repubblica Bari — riapertura del Teatro Margherita

27 ottobre 1991 · l'incendio del Petruzzelli

Cosa dimostriamo in questo capitolo:

Nella notte tra il 26 e il 27 ottobre 1991 il Teatro Petruzzelli viene distrutto da un incendio doloso. Si salvano solo le mura esterne perimetrali. L'inchiesta giudiziaria conduce nel tempo a condanne per incendio doloso a fini di interesse, legate a controversie sulla gestione del teatro.

  • Atti processuali Tribunale di Bari — caso incendio Petruzzelli 1991
  • Archivio storico La Gazzetta del Mezzogiorno — ottobre 1991 e anni successivi
  • Repubblica — 'Petruzzelli, l'incendio del 1991 e le sentenze'

Diciotto anni di stallo e ricostruzione (1991-2009)

Cosa dimostriamo in questo capitolo:

Dopo l'incendio del 1991 la ricostruzione del Petruzzelli rimane bloccata per anni per controversie giuridiche tra la famiglia Petruzzelli, lo Stato e il Comune di Bari. Nei primi anni 2000 una sentenza di Cassazione apre la strada all'intervento pubblico. I lavori di ricostruzione iniziano nel 2003.

  • Sentenze Cassazione sulla controversia Petruzzelli (anni 2000) · Corte di Cassazione, Roma
  • Corriere della Sera / La Gazzetta del Mezzogiorno — cronache della ricostruzione

Il Teatro Petruzzelli ricostruito viene inaugurato ufficialmente il 4 dicembre 2009 con un concerto diretto da Riccardo Muti. L'interno è stato rifatto seguendo i modelli e la struttura originale, inclusa la cupola in legno per l'acustica.

Locorotondo — Il Borgo Rotondo

Ultima revisione: 22 maggio 2026

Per questa guida abbiamo incrociato testi storici, archivi e verifiche sul posto per ridurre ogni semplificazione turistica.

Intro — la Valle d'Itria dal finestrino

Cosa dimostriamo in questo capitolo:

La Valle d'Itria è una depressione naturale della Murgia, caratterizzata da colline dolci, uliveti, vigneti e trulli sparsi nelle campagne. Locorotondo si trova su una delle colline più elevate della Valle, a circa 410 metri sul livello del mare, e offre una vista panoramica sull'intera vallata.

Locus Rotundus — il borgo che gira in tondo

Cosa dimostriamo in questo capitolo:

Il nome Locorotondo deriva dal latino 'locus rotundus' (luogo rotondo) e si riferisce alla forma circolare del centro storico, documentata già nel XII secolo. Le case sono disposte ad anelli concentrici attorno alla chiesa centrale e ai punti di difesa originari.

Le origini di Locorotondo risalgono attorno all'anno 1000. Il borgo è stato feudo del monastero benedettino di Monopoli, poi dei Cavalieri di San Giovanni di Gerusalemme, poi degli Aragonesi. Nel 1400 fece parte del principato di Taranto. Il nome attuale 'Locorotondo' è stato adottato definitivamente nel 1834, dopo essere stato chiamato in precedenza Casale San Giorgio, Casale Rotondo e Luogo Rotondo.

Le cummerse — non sono trulli

Cosa dimostriamo in questo capitolo:

L'architettura tipica di Locorotondo non sono i trulli ma le 'cummerse': case rettangolari su due livelli con tetti a doppio spiovente coperti da 'chiancarelle', lastre di pietra calcarea locale. Il termine 'cummerse' deriva probabilmente dal latino 'cum vertice' (con la cima spiovente). Le prime cummerse risalgono al XIV secolo e sono considerate più antiche dei trulli nel contesto urbano.

I tetti a doppio spiovente delle cummerse non erano solo estetici: servivano a raccogliere e convogliare l'acqua piovana verso le cisterne. Il clima della Murgia dei Trulli, più piovoso e ventoso rispetto alla costa, giustifica questa scelta costruttiva rispetto al tetto piano o conico dei trulli.

Il bianco e la calce

Cosa dimostriamo in questo capitolo:

Le case del centro storico di Locorotondo sono imbiancate a calce. La tradizione dell'imbiancatura periodica era pratica comune in tutto il Sud Italia, con funzione igienica (la calce è antibatterica) e pratica (riflette il calore). A Locorotondo questa pratica è rimasta particolarmente viva e caratterizza fortemente l'identità visiva del borgo.

Il vino Locorotondo DOC

Cosa dimostriamo in questo capitolo:

Il vino Locorotondo DOC ha ottenuto la Denominazione di Origine Controllata il 10 giugno 1969. È un vino bianco prodotto principalmente con i vitigni Verdeca e Bianco d'Alessano. La zona di produzione comprende il territorio di Locorotondo (provincia di Bari), Cisternino e parte di Fasano (provincia di Brindisi).

Il vitigno Verdeca predilige terreni freschi e profondi del fondovalle; il Bianco d'Alessano, più rustico, cresce bene sui crinali poveri ma soleggiati. Il primo dà al vino profumo e sapore, il secondo struttura e corpo. Il vino si presenta giallo paglierino tenue, talvolta con riflessi verdolini, odore delicato, sapore asciutto con retrogusto leggermente amarognolo.

L'olio e la lavanda

Cosa dimostriamo in questo capitolo:

La Valle d'Itria è tradizionalmente olivicola. La produzione di olio extravergine d'oliva è una delle attività agricole storiche della zona, con masserie dedicate alla coltivazione e alla frangitura delle olive.

La lavanda prospera su terreni calcarei, asciutti, ben drenati e soleggiati — caratteristiche tipiche della Murgia. L'olio essenziale di lavanda si ottiene per distillazione in corrente di vapore con alambicchi a temperatura controllata (sotto i 95°C). Le rese in olio essenziale per la Lavandula angustifolia sono basse (circa 0,05 litri per quintale di fiori), il che rende il prodotto di pregio.

Martina Franca — La Città Franca

Ultima revisione: 22 maggio 2026

Per questa guida abbiamo incrociato testi storici, archivi e verifiche sul posto per ridurre ogni semplificazione turistica.

Petracone V — il duca che voleva stupire

Cosa dimostriamo in questo capitolo:

Petracone V Caracciolo (1655–1704), ottavo duca di Martina Franca, fu il primo duca a risiedere stabilmente a Martina per amministrare direttamente il feudo. Nel 1668 commissionò la costruzione del Palazzo Ducale all'architetto bergamasco Giovanni Andrea Carducci, su fondamenta del castello medievale del 1338 di Raimondello del Balzo Orsini. Il progetto fu approvato da Gian Lorenzo Bernini, allora soprintendente del Regno di Napoli. Il palazzo contava 300 stanze, un teatro, diverse cappelle. Il costo fu di 60.000 ducati.

Nel 1646 ci fu un tentativo di rivolta degli abitanti di Martina contro i Caracciolo, guidata da un fabbro soprannominato 'Capo di Ferro'. La rivolta fu soppressa.

Francesco III e gli affreschi

Cosa dimostriamo in questo capitolo:

Francesco III Caracciolo, figlio di Petracone V, sposò Stefania Pignatelli. Nella seconda metà del '700 commissionò gli affreschi a tempera delle sale del Piano Nobile al pittore Domenico Carella (Sala dell'Arcadia, Sala del Mito, Sala della Bibbia). Nel 1773 fece costruire l'ala orientale del palazzo.

La fine del ducato — 1806

Cosa dimostriamo in questo capitolo:

Con il decreto di Giuseppe Bonaparte del 2 agosto 1806, la feudalità fu abolita nel Regno di Napoli. I Caracciolo di Martina persero i titoli feudali. La linea maschile si estinse con la morte prematura di Petracone VIII (1804–1827), a soli 23 anni. Il titolo passò alla sorella Argentina (1805–1849), che nel 1824 sposò il duca Riccardo III de Sangro. Il palazzo passò ai Caracciolo-De Sangro, che lo cedettero progressivamente in affitto e poi lo vendettero. Nel 1928 la maggior parte del palazzo divenne la sede del Municipio.

Festival della Valle d'Itria

Cosa dimostriamo in questo capitolo:

Il Festival della Valle d'Itria è un festival operistico estivo fondato nel 1975, che si tiene ogni anno tra luglio e agosto nel cortile del Palazzo Ducale. Specializzato nel recupero di opere rare e repertorio belcantistico. Ha ricevuto sette volte il Premio Abbiati. Nel 2024 ha celebrato la cinquantesima edizione.

Capocollo di Martina Franca

Cosa dimostriamo in questo capitolo:

Il Capocollo di Martina Franca è documentato nel XVIII secolo nel Regno di Napoli. Presidio Slow Food, iter DOP in corso. Lavorazione: massaggio con sale, pepe ed erbe locali, marinatura nel vincotto, affumicatura con legno di quercia fragno e bucce di mandorle, stagionatura minima 100 giorni.

Porto di Bari — Dove è Successo Tutto

Ultima revisione: 18 maggio 2026

Per questa guida abbiamo incrociato testi storici, archivi e verifiche sul posto per ridurre ogni semplificazione turistica.

Saraceni · L'emirato di Bari (847–871)

Cosa dimostriamo in questo capitolo:

Nell'847 un gruppo arabo guidato da Khalfun conquista Bari; per ventiquattro anni la città è sede dell'unico emirato musulmano dell'Italia continentale (insieme a Taranto).

Sawdan, terzo e ultimo emiro, è descritto dalle fonti come governatore colto, in relazioni diplomatiche con Bisanzio e con i Franchi.

  • Giosuè Musca · L'emirato di Bari (847-871) · Dedalo, Bari, 1992
  • Sawdān, last emir of Bari · Encyclopaedia of Islam, 2nd ed., Brill

Nell'871 una coalizione tra Ludovico II (imperatore franco), Basilio I (imperatore bizantino) e Adelchi (principe di Benevento) conquista Bari dopo un assedio prolungato. Sawdan è catturato e deportato.

I crociati che non tornarono · Prima Crociata 1096

Cosa dimostriamo in questo capitolo:

Nell'autunno-inverno 1096 Boemondo d'Altavilla salpa da Bari con una flotta normanna verso Costantinopoli, all'inizio della Prima Crociata.

Boemondo conquista Antiochia, ne diventa principe, e muore in Puglia nel 1111; viene sepolto nel mausoleo annesso alla Cattedrale di Canosa di Puglia, ancora visitabile.

Federico II · Stupor Mundi

Cosa dimostriamo in questo capitolo:

Federico II nasce a Jesi il 26 dicembre 1194. Sua madre Costanza d'Altavilla, quarantenne, partorì pubblicamente per garantire l'autenticità della nascita.

  • Hubert Houben · Federico II. Imperatore, uomo, mito · Il Mulino, Bologna, 2009
  • David Abulafia · Frederick II: A Medieval Emperor · Oxford University Press, 1988

Federico II conosce sei lingue (tedesco, latino, italiano volgare, francese, greco, arabo); scrive il trattato di falconeria 'De arte venandi cum avibus', ancora oggi punto di riferimento.

  • Ernst Kantorowicz · Federico II di Svevia · Garzanti, 1976
  • Manoscritto Pal. lat. 1071, De arte venandi cum avibus · Biblioteca Apostolica Vaticana

Alla corte di Federico II opera l'astrologo scozzese Michele Scoto e il traduttore ebreo Jacob Anatoli; trattati arabi vengono regolarmente tradotti in latino.

Federico II è scomunicato due volte da Papa Gregorio IX: nel 1227 per non essere partito per la crociata e nel 1228 per essere partito mentre era scomunicato.

  • David Abulafia · Frederick II: A Medieval Emperor · Oxford University Press, 1988

Il 18 febbraio 1229 a Giaffa Federico II e il sultano ayyubide al-Kamil firmano un trattato decennale che restituisce Gerusalemme, Betlemme e Nazareth ai cristiani senza combattere; il 18 marzo 1229 Federico si autoincorona re di Gerusalemme nella basilica del Santo Sepolcro.

  • David Abulafia · Frederick II: A Medieval Emperor · Oxford University Press, 1988
  • Treaty of Jaffa (1229) · Encyclopedia of the Crusades, Cambridge UP

Federico II rientra in Italia sbarcando a Brindisi il 10 giugno 1229. Il Castello Svevo di Bari viene rifondato e ampliato per suo ordine intorno al 1233.

Due dicembre 1943 · Il disastro di Bari

Cosa dimostriamo in questo capitolo:

Il 2 dicembre 1943, dalle 19:30 circa, 105 bombardieri tedeschi Junkers Ju 88 attaccano il porto di Bari, già base logistica alleata. In pochi minuti vengono affondate o gravemente danneggiate circa 28 navi. La stampa anglosassone lo definirà 'piccola Pearl Harbor'.

  • Glenn B. Infield · Disaster at Bari · Macmillan, New York, 1971
  • Gerald Reminick · Nightmare in Bari: The World War II Liberty Ship Poison Gas Disaster and Cover-up · Glencannon Press, 2001

La nave americana SS John Harvey trasportava circa 2.000 bombe M47A1 contenenti iprite (gas mostarda), carico segreto autorizzato da Roosevelt in caso di ritorsione chimica tedesca. L'esplosione disperse l'agente nel porto e in città.

  • Glenn B. Infield · Disaster at Bari · Macmillan, New York, 1971
  • Documenti desecretati US National Archives (1959) e UK National Archives (1986) · US National Archives — Record Group 112; UK National Archives — Cabinet Office files

Il bilancio ufficiale parla di circa 1.000 morti militari, un numero almeno equivalente di vittime civili nei giorni successivi, e 628 ricoveri ufficiali per esposizione a iprite, di cui 83 morti diretti.

  • Glenn B. Infield · Disaster at Bari · Macmillan, New York, 1971

Il medico americano tenente colonnello Stewart F. Alexander, inviato a Bari, identifica l'effetto specifico dell'iprite sul midollo osseo e sui globuli bianchi. I suoi rapporti ispireranno Louis Goodman e Alfred Gilman alla Yale School of Medicine: nel 1946 viene pubblicato lo studio sulla mecloretamina (mostarda azotata), prima chemioterapia antitumorale della storia.

N'derre a la lanze · La banchina dei pescatori

Cosa dimostriamo in questo capitolo:

'N'derre a la lanze' (in barese: 'a terra delle lance', dove 'lance' sono le piccole imbarcazioni di legno) designa il tratto di banchina nel porto vecchio in cui i pescatori vendono direttamente dal proprio gozzo, senza intermediari. È attività documentata per secoli.

La tecnica di 'arricciatura del polpo' (battitura sullo scoglio, schiaffi sul muretto, rotazione manuale dei tentacoli) si tramanda oralmente nei nuclei familiari di pescatori baresi; serve a rompere le fibre del mollusco per renderlo masticabile da crudo.

  • Franco Calò · La cucina barese, tra mare e tradizione · Adda Editore, Bari

Il pesce che salvò la città · cucina povera del dopoguerra

Cosa dimostriamo in questo capitolo:

Nel dopoguerra a Bari il consumo proteico dipende prevalentemente dal pescato povero locale (alici, sarde, sgombri, palamita). Da questa necessità nasce il repertorio dei piatti baresi oggi identitari: tiella di riso patate e cozze, cozze fritte, polpettine di alici, orecchiette con le cime di rapa.

  • Luigi Sada · La cucina della terra di Bari · Franco Muzzio editore, 1991
  • Franco Calò · La cucina barese · Adda Editore

Vlora · 8 marzo 1991

Cosa dimostriamo in questo capitolo:

L'8 marzo 1991 la nave cargo albanese Vlora, comandata dal capitano Halim Milaqi e appena rientrata da Cuba con un carico di zucchero, entra nel porto di Bari trasportando circa 20.000 profughi albanesi presi a bordo a forza nel porto di Durazzo.

  • Daniele Vicari · La nave dolce · 2012
  • Rando Devole · L'immigrazione albanese in Italia. Una storia che continua · 2008
  • Archivio fotografico ANSA — Vlora, marzo 1991 · ANSA

Il sindaco di Bari Enrico Dalfino, democristiano, organizza l'accoglienza coordinata della cittadinanza nelle prime ore. Il governo Andreotti dispone successivamente l'ammassamento di tutti i profughi nello Stadio della Vittoria e poi il loro rimpatrio forzato via voli C-130 della 46ª Aerobrigata di Pisa.

  • Daniele Vicari · La nave dolce · 2012
  • Archivio storico La Gazzetta del Mezzogiorno — marzo 1991 · La Gazzetta del Mezzogiorno

Enrico Dalfino muore nel 1994. Halim Milaqi muore nel 2012 a Durazzo. Nello stesso anno viene riconosciuta a Bari la prima targa commemorativa pubblica dell'evento.

  • Daniele Vicari · La nave dolce · 2012
  • Corriere del Mezzogiorno — 'Vlora 30 anni dopo: la cerimonia al porto'

Teatro Margherita · 1914

Cosa dimostriamo in questo capitolo:

Il Teatro Margherita viene costruito tra il 1912 e il 1914 dall'imprenditore Antonio Trizio su palafitte nel porto vecchio di Bari, in stile Liberty. La scelta della collocazione marittima nasce per aggirare la concessione di esclusiva detenuta dai Petruzzelli sui teatri costruiti sul suolo cittadino.

Dopo decenni di abbandono successivi alla chiusura nei primi anni Settanta, il Margherita viene restaurato e riaperto come polo espositivo per l'arte contemporanea nei primi anni Venti.

  • Repubblica Bari — 'Riapre il Teatro Margherita'

Bari–Durazzo oggi · esodo ebraico ed emigrazione storica

Cosa dimostriamo in questo capitolo:

Tra il 1945 e il 1948 il porto di Bari è il principale punto italiano di transito dell'Aliyah Bet, l'emigrazione clandestina ebraica dall'Europa post-Shoah verso la Palestina mandataria. Migliaia di profughi sono ospitati in campi nella regione (in particolare a Santa Cesarea Terme, Trani, Santa Maria al Bagno).

Durante l'occupazione italiana dell'Albania (1939-1943) tecnici e operai italiani erano regolarmente impiegati nel paese; il flusso migratorio è quindi storicamente bidirezionale.

  • Bernd J. Fischer · Albania at War, 1939-1945 · Hurst, 1999

San Nicola — Il Santo Rubato

Ultima revisione: 18 maggio 2026

Per questa guida abbiamo incrociato testi storici, archivi e verifiche sul posto per ridurre ogni semplificazione turistica.

Chi era Nicola di Myra

Cosa dimostriamo in questo capitolo:

Nicola nasce intorno al 270 d.C. a Patara, in Licia (oggi Turchia meridionale), da famiglia cristiana benestante. Diventa vescovo di Myra in giovane età.

Nicola viene arrestato e imprigionato durante la persecuzione di Diocleziano (303-311 d.C.). Liberato dopo l'Editto di Milano del 313, riprende l'ufficio episcopale.

  • Adriano Strumia · San Nicola di Myra. Storia, leggenda, culto · Edizioni Levante, Bari
  • Edict of Milan (313 CE) — Lactantius, De mortibus persecutorum · Patrologia Latina vol. 7

La possibile partecipazione di Nicola al Concilio di Nicea (325) e l'aneddoto dello schiaffo all'eretico Ario sono leggende agiografiche tardo-medievali, non confermate dagli atti conciliari.

  • Gerardo Cioffari · San Nicola nella critica storica · Centro Studi Nicolaiani, Bari, 1987

Muore il 6 dicembre, tradizionalmente nel 343 d.C., a Myra. Viene sepolto nella cattedrale della città; la sua tomba diventa subito meta di pellegrinaggio.

  • Charles W. Jones · Saint Nicholas of Myra, Bari, and Manhattan · University of Chicago Press, 1978

Aprile 1087 · Il piano e lo scontro a Myra

Cosa dimostriamo in questo capitolo:

Nell'aprile 1087 una spedizione di sessantadue marinai baresi salpa per Myra (allora in zona di influenza turco-selgiukida dopo la battaglia di Manzicerta del 1071) per impossessarsi delle reliquie di San Nicola, anticipando un piano analogo della Repubblica di Venezia.

  • Niceforo (Nikephoros) · Translatio sancti Nicolai (cronaca della traslazione) · edita in Bibliotheca Hagiographica Latina e in Cioffari, La Translazione, 1087
  • Gerardo Cioffari · La Translazione di S. Nicola da Myra a Bari · Centro Studi Nicolaiani, Bari, 1987
  • Battle of Manzikert (1071) · Cambridge History of the Byzantine Empire

Le cronache della traslazione conservate sono principalmente tre: quella di Niceforo, chierico barese contemporaneo; quella di Giovanni Arcidiacono; e la più sintetica di Lupo Protospatario, scritta pochi anni dopo. Costituiscono le fonti primarie dell'evento.

  • Niceforo · Translatio s. Nicolai (testo latino) · ed. critica Centro Studi Nicolaiani Bari
  • Giovanni Arcidiacono · Historia translationis sancti Nicolai · Acta Sanctorum, Maii II
  • Lupo Protospatario · Chronicon (anni 1087-1088) · Monumenta Germaniae Historica, Scriptores V

I monaci ortodossi a custodia del sarcofago a Myra furono costretti con la forza ad assistere al prelievo delle ossa. Il sarcofago era riempito di un liquido oleoso trasparente, già allora noto e chiamato 'manna'.

  • Niceforo · Translatio sancti Nicolai · ed. Cioffari, Centro Studi Nicolaiani

9 maggio 1087 · Lo sbarco e la fondazione della Basilica

Cosa dimostriamo in questo capitolo:

Le reliquie tornano a Bari il 9 maggio 1087. L'arcivescovo di Bari Ursone e l'abate benedettino di San Benedetto Elia si contendono la custodia; viene concordato di costruire una basilica nuova, dedicata esclusivamente al santo, nell'area dell'ex palazzo del Catapano bizantino.

La posa della prima pietra della Basilica avviene nel 1089 sotto la direzione dell'abate Elia. Il finanziatore principale è Ruggero Borsa, duca di Puglia, figlio di Roberto il Guiscardo, succeduto poi dai suoi eredi normanni.

Nell'ottobre 1098, mentre la Basilica è ancora in costruzione, Papa Urbano II vi celebra il Concilio di Bari, dove predica la continuazione della Prima Crociata davanti ai vescovi greci e latini.

  • Council of Bari (1098) · Mansi, Sacrorum Conciliorum nova et amplissima collectio, vol. XX
  • Steven Runciman · A History of the Crusades, Vol. I: The First Crusade · Cambridge University Press, 1951

La consacrazione completa della Basilica avviene nel 1197, circa 108 anni dopo l'inizio dei lavori. Nel 1156 Guglielmo I detto 'il Malo' rade al suolo Bari per punizione, lasciando in piedi solo la Basilica di San Nicola.

  • John Julius Norwich · The Kingdom in the Sun 1130-1194 · Longmans, 1970
  • Guglielmo I detto il Malo, voce in Dizionario Biografico degli Italiani · Treccani

La manna di San Nicola

Cosa dimostriamo in questo capitolo:

Dal sarcofago in cripta sotto l'altare maggiore stilla annualmente un liquido trasparente noto come 'manna di San Nicola'. La sua presenza è documentata nelle fonti agiografiche fin dalle prime cronache della traslazione (1087).

Il rito annuale di estrazione della manna avviene il 9 maggio, anniversario della traslazione. Un sacerdote scende in cripta, preleva una piccola quantità di liquido attraverso un'apertura sul marmo, e lo mescola con acqua benedetta.

Analisi chimiche del liquido condotte nel ventesimo e ventunesimo secolo lo descrivono come acqua quasi pura con tracce minerali. La spiegazione naturalistica più accreditata invoca la capillarità del marmo poroso del sarcofago in ambiente umido sotto il livello del mare.

  • Margherita Campaniello · Studio sulla manna di S. Nicola · Pubblicazioni Centro Studi Nicolaiani, Bari

Il santo dei due mondi · cattolicesimo e ortodossia

Cosa dimostriamo in questo capitolo:

San Nicola è uno dei pochi santi venerati ufficialmente sia dalla Chiesa cattolica sia dalla Chiesa ortodossa. Nella cripta della Basilica di Bari è attiva una cappella ortodossa permanente con celebrazioni regolari in lingue liturgiche orientali.

Nel 1913 lo zar Nicola II Romanov finanzia la costruzione di una chiesa russa ortodossa a Bari, nel quartiere Carrassi, destinata ad accogliere i pellegrini russi. La chiesa, opera dell'architetto Aleksej Ščusev, viene costruita tra il 1913 e il 1917.

  • Russian Imperial Court records (1912-1913) on the Bari pilgrimage church · State Archive of the Russian Federation (GARF)
  • Chiesa russa di Bari — scheda monumentale · Soprintendenza ABAP Bari/BAT

Da Nicola di Myra a Babbo Natale

Cosa dimostriamo in questo capitolo:

Il culto di San Nicola si diffonde in tutta Europa nel Medioevo. In Olanda si afferma la tradizione di doni ai bambini nella notte del 6 dicembre, festa del santo, e il personaggio popolare prende il nome 'Sinterklaas' (contrazione di Sint Nikolaas).

  • Charles W. Jones · Saint Nicholas of Myra, Bari, and Manhattan · University of Chicago Press, 1978

I coloni olandesi che fondano Nieuw Amsterdam (poi New York) nel XVII secolo portano con sé Sinterklaas. Dopo la conquista inglese (1664) il nome si anglicizza in 'Santa Claus' e la festa si sposta dal 6 dicembre al 25.

  • Stephen Nissenbaum · The Battle for Christmas · Knopf, New York, 1996

La poesia 'A Visit from St. Nicholas' pubblicata anonima nel 1823 (attribuita poi a Clement Clarke Moore) fissa molti tratti moderni: la slitta, le otto renne, l'arrivo dal camino. Le illustrazioni di Thomas Nast per Harper's Weekly (dal 1863) consolidano l'iconografia rossa e bianca, ispirata storicamente alla cappa episcopale del vescovo Nicola.

  • Clement Clarke Moore (attrib.) · A Visit from St. Nicholas · Troy Sentinel, 23 dicembre 1823
  • Thomas Nast · Santa Claus illustrations, Harper's Weekly · Harper's Weekly, dal 1863

La campagna pubblicitaria della Coca-Cola del 1931, disegnata da Haddon Sundblom, standardizza la versione globale di Santa Claus in rosso e bianco, ma il rosso era già del vescovo Nicola da circa mille anni.

  • Haddon Sundblom · Coca-Cola Santa Claus advertising campaign (1931 e seguenti) · The Coca-Cola Company Archives, Atlanta

La festa di maggio

Cosa dimostriamo in questo capitolo:

La festa di San Nicola a Bari (7-9 maggio) commemora la traslazione delle reliquie del 1087. Comprende un corteo storico, una processione a mare con la statua del santo trasportata su un peschereccio, e il rito della manna in basilica.

La festa è documentata ininterrottamente da secoli, mantenuta anche durante i periodi di guerra e crisi. Nel 1944, otto mesi dopo la liberazione di Bari e a pochi mesi dal disastro del 1943, la processione a mare si tenne regolarmente.

  • Archivio storico La Gazzetta del Mezzogiorno — maggio 1944 · La Gazzetta del Mezzogiorno